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Antonio Pirisi
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OPINIONI
Xdi Marco Balbina*

E' iniziata la lunga marcia dei nostri giovani

Non potrà più essere il profitto la stella polare per decretare la “fattibilità” degli investimenti, né i combustibili fossili il veicolo energetico su cui basare le nostre produzioni a più alto valore aggiunto


Alghero, 15 marzo 2019

Albert Einstein diceva che non possiamo risolvere un problema usando lo stesso “modo di pensare” con cui lo abbiamo creato. Il disastro ambientale globale verso il quale siamo incamminati è figlio di un modo di pensare l’economia che si è rivelato insostenibile per gli equilibri ecologici del pianeta, perché centrato sulla contemporanea crescita illimitata dei fattori di produzione, dei consumi individuali e sul saccheggio indiscriminato delle risorse naturali.

Questo modo di pensare l’economia si chiama capitalismo e ciò che lo alimenta è il profitto. Come sappiamo, storicamente il capitalismo ha avuto il merito di far uscire l’umanità dal medioevo e dalla sussistenza economica feudale, e di lanciarla verso condizioni moderne di benessere e di sviluppo impensabili fino a due secoli fa. Ma il salto evolutivo non è stato neutro, né in termini antropologici né in quelli ecologici: non solo per le efferate pratiche esperite dal colonialismo e per i milioni di morti provocati in due devastanti conflitti mondiali; ma anche per le condizioni di entropia termodinamica (cambiamenti climatici) da esso causate e tali da minacciare la stessa sopravvivenza della vita sulla terra.

Per questo motivo, il capitalismo come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, non potrà più essere il cuore pulsante - il modo di pensare, per dirla con Einstein - dell’economia del futuro. Ovvero, non potrà più essere il profitto la stella polare per decretare la “fattibilità” degli investimenti, né i combustibili fossili il veicolo energetico su cui basare le nostre produzioni a più alto valore aggiunto. Soprattutto non potrà più essere lasciato a multinazionali prive di etica economica e alle cieche leggi di mercato il futuro delle nuove generazioni. Dovranno essere ancora gli Stati nazionali e illuminate Agenzie Sovranazionali con superpoteri, guidate dalla scienza e dalla tecnologia più avanzata a disposizione, a farsi carico del cambiamento del sistema economico attuale, su cui vertono anche problemi epocali legati all’asimmetria demografica globale – un Occidente in calo di nascite e sempre più vecchio contro un resto del mondo sempre più giovane e in crescita; e quello legato all’automazione, che determinerà nei prossimi decenni quote sempre maggiore di popolazione senza lavoro.

Condizioni materiali inequivocabili che parlano di un mondo alle prese con un nuovo salto evolutivo (questa volta antientropico), che ci porterà verso una società post-capitalistica. Una trasformazione di paradigma che non sarà immune dal rischio di gravi conflitti, per la resistenza al cambiamento che opporranno i maggiori gruppi di interesse economico e i loro scherani politici.

La buona novella, però, è che i giovani hanno finalmente capito, e hanno iniziato la lunga marcia, che li porterà a combattere la ferale battaglia per la sopravvivenza del pianeta, che è anche una battaglia per la loro stessa sopravvivenza. Noi adulti che il disastro abbiamo contribuito a provocarlo e sul quale abbiamo a lungo vilmente prosperato, non possiamo sottrarci di dargli almeno una mano, prima di chiudere ignominiosamente la nostra vita.

* Scrittore


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