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San Sperate, cinquantennale del "Paese Museo - Paese della creatività"

SAN SPERATE - Per l’intero anno festival, convegni, laboratori e realizzazione di nuovi murales. Nasceranno anche un polo d’informazione turistica e un centro internazionale di scambi e confronti culturali. Si parte sabato e domenica con la partecipazione a Monumenti aperti





SAN SPERATE - Esordio. Due giovani protagonisti del Paese Museo all'opera: Pinuccio Sciola e Angelo Pilloni
(Ph. Courtesy - www.sansperate.net)

San Sperate , 4 maggio 2018

Convegni, festival, laboratori per le scuole, realizzazione di nuovi murales. E ancora: apertura di spazi da cui valorizzare il prezioso patrimonio culturale di San Sperate e accogliere le idee artistiche capaci di esprimere la dimensione internazionale in cui il comune è proiettato.
Il 2108 è l’anno in cui cadono i cinquant’anni della nascita del Paese Museo, e l’amministrazione comunale ha deciso di celebrarlo dichiarandolo “Anno del Paese Museo, Paese della creatività”.
Un anniversario che vale doppio: non solo perché era proprio nella primavera del 1968 che, dietro la regia di Pinuccio Sciola, San Sperate conobbe quella rivoluzione artistica da cui nacque un nuovo modo di pensare il rapporto tra spazio e comunità, ma anche perché questo è l’Anno europeo del patrimonio culturale di cui, pochi giorni fa, il Cinquantennale ha ottenuto il riconoscimento dall’Unione Europea dopo un’attenta selezione.
Per celebrare l’importante ricorrenza è stato pensato un ricco calendario di attività che accompagneranno lungo tutto l’anno. Attività che vedono lavorare a stretto gomito una rete di partenariato composta da diverse associazioni locali e internazionali tutte unite, per la prima volta, nella realizzazione di un unico progetto la cui direzione artistica è affidata al muralista Angelo Pilloni, e quella scientifica a Paolo Lusci e all’associazione Noarte, fondata nel 2005 da Pinuccio Sciola, Paolo Lusci e dall’artista Mariano Corda.
Momenti clou dell’intera programmazione saranno due convegni – il primo il 25 maggio, il secondo a ottobre-, l’inaugurazione del Centro civico culturale, nell’ex Palazzo civico (un polo turistico volto alla valorizzazione e comunicazione del patrimonio esistente), e la realizzazione -entro la fine dell’anno- dell’Exe, il Centro internazionale di scambi e confronti culturali, concepito come luogo di produzione e ospitalità di artisti.
Dopo una fase preparatoria partita a marzo, con attività dedicate alle scuole (ai ragazzi è stato chiedere di immaginare il paese tra cinquant’anni e di ripensare il Monumento alla frutta, opera-simbolo di una rivoluzione culturale figlia di una società contadina), la relizzazione del logo “50 anni del Paese Museo” da parte degli artisti Archimede Scarpa e Angelo Pilloni, e la “pulizia” del paese, una tradizione introdotta da Pinuccio Sciola, ora si entra nel vivo.

Sabato 5 e domenica 6 maggio, in concomitanza con la manifestazione Monumenti aperti, San Sperate inaugura ufficialmente l’Anno del Paese Museo. Per l’occasione nel palazzo municipale Angelo Pilloni realizzerà un murale con in logo del Cinquantennale. Domenica alle 18 sarà inoltre proposto “Semjai”, spettacolo itinerante, per la regia di Mariano Corda, in cui attraverso la riproposizione della semina si omaggiano i 50 anni del Paese Museo, centro dalle spiccate origini contadine.
I quatto mesi di laboratori che hanno portato a questo esito scenico saranno ripercorsi nella mostra fotografica di Lieven Loots, esposta nel Museo del crudo.

Venerdì 25 maggio l’appuntamento è con “50 anni di Paese museo… Il Paese della creatività_Socializzare l’arte, Socializzare la Vita”, convegno organizzato dall’amministrazione comunale, con cui si apre il festival Sant’Arte organizzato dalla Fondazione Sciola, che proseguirà sino a domenica 27. Questo primo appuntamento seminaristico sarà incentrato sulla storia del Paese Museo che verrà ripercorsa dalla stessa voce dei suoi protagonisti (Nino Landis, Giampaolo Mameli e Ottavio Olita), ma anche dal punto di vista di accademici di grande levatura e studiosi, tra cui il filosofo Diego Fusaro.
A giugno arriva “Da nuraghes a murales”, iniziativa del Circolo scientifico della cultura italiana dell’Università di Varsavia e dell’Associazione culturale polacco-sarda.
Tra luglio e settembre un nuovo murale impreziosirà la via Cagliari, porta d’ingresso al paese: a realizzarlo sarà Angelo Pilloni in collaborazione con diversi artisti stranieri. Il progetto prevede la ripartizione in quadranti del muro di cinta del campo sportivo, ognuno dei quali ospiterà l’opera di un artista diverso. Oltre alla realizzazione di nuovi murales è previsto anche il restauro di alcuni di quelli già esistenti: il lavoro, che vedrà all’opera Angelo Pilloni e Archimede Scarpa, sarà promosso e finanziato dall’associazione Art&venti.
A luglio ritornano anche i consueti appuntamenti con la Sagra delle pesche e con il festival Cuncamias, curato dall’associazione Antas.
A ottobre arriva anche il secondo appuntamento seminaristico, dedicato stavolta all’architettura della terra cruda dall’età nuragica agli anni Sessanta: “La terra alle radici dell’Arte. Dai muri di fango alle tele d’autore: la nascita e lo sviluppo del Paese Museo inquadrata da un punto di vista architettonico e archeolgico”, realizzato in collaborazione con l’Associazione della Terra cruda e l’Unione dei comuni del Basso Campidano.
Questo primo scorcio d’autunno vedrà anche ospitare artisti stranieri grazie alla Residenza artistica LXL, curata da Noarte. Un progetto, questo, che vedrà parallelamente avviare in tutta la Sardegna una campagna di diffusione e condivisione del messaggio culturale del Paese Museo.
A novembre è in programma la “Festa d’autunno”, a cura dell’associazione Gruppo micologico “Donato Zanda”.

Dice il sindaco di San Sperate, Enrico Collu: «Il cinquantennale del paese Museo rappresenta, per la nostra comunità, non solo un traguardo importantissimo nella sua millenaria storia, ma soprattutto una sfida al rinnovamento e uno sguardo prospettico al futuro, emblematicamente incarnato nella realizzazione dall’EXE. Uno spazio polifunzionale, questo, dedicato alla produzione culturale e all’ospitalità di artisti che, lungi dal rappresentare un mero punto d’arrivo del movimento nel suo cinquantennale, incarnerà la portata dello scenario internazionale in cui il paese è ormai proiettato.»

«La portata artistica dei primi muri imbiancati in occasione del Corpus Domini del 1968, fu ben presto declinata in tutte le forme della cultura, dando vita a quella che oggi definiremo un’idea progettuale integrata, incentrata sulla trasversalità del messaggio artistico e dipanata su più piani attuativi col coinvolgimento diretto della popolazione - ricorda l’assessora comunale alla Culura, Emanuela Katia Pilloni - Nel dichiarare l’intero 2018 anno del Paese Museo si è prediletta, perciò, questa dimensione inclusiva che il movimento ebbe fin dalla sua nascita, con il coinvolgimento di tutte le associazioni operanti nel territorio, nell’ottica di una celebrazione che abbia il sapore autentico della continuazione pur nel solco dell’innovazione».

«Celebrare i 50 anni del Paese museo non deve essere solo uno sguardo al passato e a quello che è stato fatto ma deve essere un'occasione per ripensare l'oggi in prospettiva futura. Una riflessione a 360 gradi che coinvolga tutta la comunità e rappresenti tutte le istanze artistiche e produttive del paese. Solo così si può dare senso a un'esperienza che ricercando il bello e le sue emozioni ha cambiato la storia di tutta la comunità», afferma il direttore scientifico del progetto Paolo Lusci.

Ricorda di quell’esperienza partita 50 anni fa il direttore artistico Angelo Pilloni: «Nel 1968 non abbiamo fatto nulla di straordinario! Eravamo in piena preistoria, c'erano quasi più asinelli che abitanti. Nella preistoria il segno grafico era il linguaggio universale. Noi abbiamo semplicemente riscoperto quel segno come mezzo per raccontare al mondo le nostre radici, la nostra identità, la nostra vita».

Informazioni: mail@paesemuseo.com, 070.9601434, www.sansperate.net, www.paesemuseo.com, www.sansperarte.com.

La rete che porta avanti il progetto. Per celebrare il Cinquantennale del Paese Museo si è puntato su un progetto integrato il cui fulcro è la trasversalità del messaggio artistico. Per questo si è pensato alla formazione di un’associazione temporanea di imprese formata da: Associazione culturale Noarte Paese Museo (responsabile scientifica), Associazione della Terra cruda, Istituto comprensivo “Grazia Deledda” di San Sperate, Scuola civica di musica di San Sperate, Circolo Scientifico della Cultura Italiana (Kolo KulturyWloskiej) dell’Università di Varsavia, Biennale d’Arte di Cerveira, Accademia di Arti Multimediali di Colonia, Fondazione Sciola, associazioni teatrali Antas e La Maschera.

Un po’ di storia… Sino agli anni Sessanta San Sperate, è un paese come ce ne sono tanti. Lo spazio pubblico, rappresentato dalla strada, è caratterizzato dalla monocromia. La pavimentazione stradale è in terra battuta e le facciate degli edifici in mattoni di terra cruda. Il marrone della terra è il colore dominante, contrastato dall'azzurro del cielo e dal verde della vegetazione.
Lo spazio privato, con la tipica tipologia della casa campidanese chiusa in se stessa, definisce un elemento architettonico fondamentale, il muro. Elemento di separazione tra spazio pubblico e spazio privato.
Solo nel 1968 il paese è capace di trasformarsi architettonicamente, socialmente e culturalmente.
La trasformazione lega una storia personale, quella di Pinuccio Sciola, a una storia collettiva, quella della sua comunità. Al tempo artista ventiseienne, Sciola alterna periodi di permanenza nel suo paese a viaggi di studio attraverso l'Europa per frequentare importanti accademie d'arte. Ad ogni rientro in Sardegna il gap culturale tra lui ed i suoi amici cresce, conducendolo ad un bivio: lasciare il suo paese per andare incontro ad un mondo ricco di stimoli creativi o lavorare affinché quel mondo possa entrare a far parte del suo paese.
La scelta della seconda strada coinvolge tanti giovani sansperatini, che nel giugno del 1968, armati di calce, trasformarono un paese di terra in un paese dai muri bianchi, muri che si apprestano a divenire un nuovo ambito progettuale.
Il muro, da elemento di separazione tra spazio pubblico e spazio privato, nel 1968 si trasforma in elemento di unione, un supporto alla partecipazione sociale di una comunità capace di ricostruire la propria identità e di aprirsi a realtà culturali esterne. Da questo momento il Paese Museo, così ribattezzato, diventa un forte richiamo per artisti di tutto il mondo, che ogni anno lavorano per le strade di San Sperate.

A cinquant'anni di distanza, lo slancio creativo nato nel 1968 non si è ancora fermato: si è andati oltre i murales, il colore è passato dai muri alle strade, le produzioni non più solo pittoriche sono passate alla multimedialità, il paese si è trasformato in un laboratorio internazionale a cielo aperto in cui le uniche “regole” sono il lavorare nello spazio pubblico con il coinvolgimento della comunità.
Attualmente San Sperate ospita nello spazio pubblico oltre 500 opere tra murales, sculture, installazioni… e le sue strade sono continuo scenario di produzione di contenuti culturali.
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