..it
.it
Settimanale fondato nel 1972
Direttore Responsabile
Antonio Pirisi
 
HOME
News
Ambiente
Cultura
Lavoro
Oltremare
Politica
Salute
Spettacoli
Sport
Taccuino
 

>>> Ambiente index >>> FOTOGALLERY
Via libera all'uso dei reflui nell'irrigazione della Nurra e non solo

ALGHERO - La stagione irrigua ha avuto inizio il 1 aprile e sarà assicurata, si legge in un comunicato del Consorzio di Bonifica della Nurra, sino al 10 settembre 2018 con eventuale restrizione o prolungamento del periodo in funzione dell’andamento delle scorte e degli apporti idrici. "In rigida conformità alle nuove direttive regionali - viene precisato dal Consorzio - saranno distribuiti, insieme a tutte le altre acque di provenienza da bacini e pozzi, i reflui affinati dei depuratori di Alghero e Sassari, in tutto il comprensorio irriguo"



Campo di angurie

Alghero, 2 aprile 2018


C'è preoccupazione tra le aziende agricole per le soluzioni che saranno adottate a fronte della mancanza di acqua grezza per l’irrigazione primaverile ed estiva. I reflui depurati possono essere utilizzati senza miscelazione. Questa è l’ultima decisione della Giunta Regionale (marzo 2018) che fa pensare alla immissione dei reflui in uscita dai depuratori di Sassari e di Alghero direttamente nella rete irrigua del Consorzio di Bonifica della Nurra. E’ un’ipotesi, ma tutto fa pensare che ciò possa realizzarsi a breve, con l’arrivo del caldo, e al Consorzio pare si stiano già preparando in questo senso.

Di fronte a questa eventualità le preoccupazioni sono tante, anche in relazione al fatto che alcune esperienze del passato hanno largamente dimostrato i danni che una tale pratica può provocare sui suoli, e allora le acque reflue del depuratore di Alghero erano miscelate con acqua grezza.
Ovviamente il problema non si pone per chi pratica colture non destinate a trasformarsi in cibo, ed è a tutti evidente che da diversi anni ormai, centinaia di ettari di terreno fertile siano utilizzati per produrre biomasse destinate alla combustione, per il funzionamento delle centrali da un megawatt atte alla produzione di energia elettrica. Si tratta di colture a crescita rapida, che necessitano di grandi quantità d’acqua, sicuramente poco compatibili con le esigenze dei nostri territori, sempre interessati da periodi ciclici di siccità.
Oltretutto le acque reflue non vanno utilizzate come fossero acque normali, perché condizionano i processi di concimazione dei campi, di esse vanno sempre definiti i parametri organolettici e il monitoraggio delle caratteristiche igieniche deve essere costante. Un errore, anche minimo, potrebbe essere fatale.
Tutto ciò presuppone una formazione degli operatori agricoli della Nurra che allo stato attuale non c’è, col rischio concreto di costringere gli stessi all’utilizzo di acque che hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle sin’ora utilizzate, cioè le acque grezze del Cuga, senza alcuna precauzione.

E’ anche vero che le ultime abbondanti piogge hanno rimodificato lo stato dei nostri bacini, alcuni dei quali hanno già raggiunto la capienza massima possibile, altri non sono lontani dal raggiungerla. Rimane una criticità nella Sardegna nord occidentale (cioè da noi) ma per avere un dato più attendibile bisogna aspettare almeno il mese di maggio.
Quello che bisognerebbe evitare è che un errore si sommi ad un altro, perché in questo campo a quanto pare nessuno ne indovina una. Aver riversato i reflui del depuratore di Alghero nel Calich e non direttamente nel mare, e possibilmente dove agiscono le correnti, sta provocando la trasformazione dello stagno e il fenomeno della mucillaggine in un tratto importante della spiaggia algherese.
Lo stesso dicasi per il depuratore di Sassari, che può tranquillamente continuare a riversare nel Rio Mannu che sfocia a Porto Torres, con la differenza che stavolta le acque sono pulite.

Sorprende invece, e preoccupa non poco, la pressione esercitata per riversare i reflui sassaresi nel Cuga, ed allo scopo già esiste una condotta pronta all’uso. Sarebbe l’ennesimo disastro ambientale, primo perché il Cuga rappresenta un’importante riserva di acqua potabilizzabile per le esigenze di Alghero, soprattutto nel periodo estivo, quando in città si superano i 100.000 abitanti. Secondo perché il processo sarebbe irreversibile, e le acque del Cuga sarebbero inevitabilmente declassate.

Non corrisponde a verità, inoltre, che l’impianto di potabilizzazione di Montagnese sia servito esclusivamente con acque del Coghinas. Qualche tempo fa un danno a una condotta ha dimostrato che si stava prendendo acqua proprio dal Cuga e che veniva convogliata a Montagnese.

Cosa fare allora? Come dimostrare che i due depuratori, costruiti con fondi europei dedicati, servano davvero a placare la sete di acqua delle campagne della Nurra? La domanda non è di poco conto, e soprattutto non accetta risposte sbrigative e superficiali, come quelle che si stanno prefigurando. Di certo non manca solo un piano acque ma si fa finta che di acqua ce ne sia in abbondanza, perché diversamente si dovrebbero rimodulare d’imperio tutte le coltivazioni agricole, escludendo a priori quelle che abbisognano di notevoli apporti d’acqua irrigua e che sono inutili a fini alimentari, come le biomasse. Non si tratta di una scelta campata in aria, ma di qualcosa di condiviso a livello mondiale, specialmente nelle aree geografiche dove gli effetti del cambiamento del clima hanno fatto diminuire le precipitazioni.

Le criticità dello stagno del Calich nella relazione dell'ARPAS
Campo di carciofi

 
« »
1966
1970
1971
1972
 
 

Editoriale Algherese Periodici