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Legge elettorale: modifiche possibili nel segno di trasparenza e democrazia
di
Francesco Agus*

La legge elettorale regionale può ulteriormente essere modificata in questa legislatura









Francesco Agus

Cagliari, 30 marzo 2018


Credo che la legge elettorale regionale possa ulteriormente essere modificata in questa legislatura.
Il tempo è poco, data la possibilità che la legge statutaria sia sottoposta a referendum e l'obbligo di rispettare i conseguenti tempi tecnici, ma penso possa essere sufficiente a portare avanti un lavoro di aggiornamento degli aspetti più urgenti orientato in due direzioni: da un lato l'introduzione di norme che aggiungano chiarezza e certezza alla legge in vigore e individuino una soglia di sbarramento interna alle coalizioni, ragionevolmente limitata ma certa e non lasciata fluttuare in virtù dei quozienti, in modo tale da evitare il fenomeno del cosiddetto "Consiglio con le porte girevoli" a cui abbiamo assistito in questa legislatura che ha reso difficili i lavori dell'aula e non ha ben disposto a favore della credibilità esterna dell'istituzione.
Dall'altro l'inserimento di opportune modifiche per consentire l'accesso alla rappresentanza consiliare delle minoranze politiche oggi colpevolmente escluse dagli effetti dell’attuale normativa, nel solco di quanto già approvato dal Consiglio regionale nel novembre scorso quando, a larghissima maggioranza, si introdusse nel nostro ordinamento la doppia preferenza di genere per evitare che anche in futuro si potesse assistere alla vergogna di un Consiglio con solo il 6% di elette.

Queste revisioni, possibili solo con un ampia sintesi tra le forze politiche apparentemente ancora lontana, risolverebbero a monte due dei principali problemi democratici che questa legge ha mostrato nella sua applicazione pratica.

Avventurarsi in altri pensieri ora, a pochi mesi dalla fine della legislatura, sarebbe un errore. Ragionare, così come fanno autorevoli proposte presentate da comitati civici e da gruppi consiliari, di un cambio della forma di governo, avvenga esso in maniera palese o surrettizia, sarebbe a mio giudizio totalmente fuori luogo, fuori contesto e fuori tempo.
Sottrarre ai cittadini quanto ora è in loro potere, la scelta del Presidente della Regione e l'attribuzione a questo di un adeguato sostegno consiliare così come avviene per i Sindaci, con lo scopo di riportare la decisione nelle paludi del Consiglio sarebbe un errore storico e rischierebbe di segnare un'ulteriore distanza tra le istituzioni sarde (e i suoi attuali protagonisti) e i cittadini elettori.

L'istituzione regionale ha tanti problemi che si traducono in una crescente disaffezione alla politica e al voto: una burocrazia difficilmente controllabile anche da parte dell'organo politico, un'organizzazione da ridisegnare, una ripartizione dei poteri tra Consiglio, Giunta e Presidente che necessita di nuove regole.
Questi problemi aperti si possono risolvere solo con un salto in avanti, con un riequilibrio complessivo dei rapporti tra esecutivo, organo legislativo, apparato amministrativo, enti locali e con un aumento degli strumenti di partecipazione. Non con un ritorno indietro al passato.

Auspico che il lavoro istruttorio dei capigruppo durante la prossima seduta, così come annunciato due giorni fa dal Presidente del Consiglio, sia orientato nella direzione della trasparenza e della democrazia e do in questo senso la più ampia disponibilità a mettere a disposizione della conferenza il lavoro portato avanti in questi anni dalla Prima commissione in materia di revisione della legge elettorale.

* Presidente I^ commissione "Autonomia"
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Immagini Aula del Consiglio Regionale

 

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