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“Frammenti, metodi e tecniche del restauro archeologico”

SASSARI - La mostra, finanziata nell’ambito dell’accordo quadro tra Regione Sardegna e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ha ha aperto i battenti negli spazi espositivi del Centro di restauro dei beni culturali. La mostra sarà visitabile, con la guida del personale del centro, dalle 9.30 alle 19 di sabato 6 e domenica 7 febbraio e ogni prima domenica del mese

La responsabile del Centro, Daniela Rovina, accompagna alcuni ospiti della serata inaugurale lungo il percorso espositivo

Sassari
, 5 febbraio 2016

«Raccontare l’attività del Centro e il lavoro dei restauratori attraverso un’esposizione permanente ma in continua evoluzione, con la quale viene messo in mostra un tesoro straordinario composto da più di duecento oggetti, molti dei quali mai esposti in pubblico». È l’obiettivo che il direttore del Centro di restauro dei beni culturali di Sassari, Daniela Rovina, affida a “Frammenti, metodi e tecniche del restauro archeologico”, la mostra che ha aperto i battenti questo pomeriggio negli spazi espositivi del centro di via Auzzas, a Li Punti.
«È un evento dedicato al percorso che i frammenti fanno per diventare oggetti e per aiutarci a ricostruire la nostra storia», ha spiegato la responsabile del servizio Conservazione della Soprintendenza per i Beni archeologici per le Province di Sassari e Nuoro in occasione dell’inaugurazione, alla quale hanno preso parte le autorità di Sassari e del territorio, gli addetti ai lavori e molti appassionati.
Attualmente, tra funzionari, fotografi e personale di vigilanza, al Centro di restauro operano oltre venti professionisti. A loro è affidato il compito di restituire alla comunità un patrimonio sconfinato. «Basti pensare che oggi mettiamo in mostra reperti che raccontano la Sardegna da otto milioni di anni fa sino alle metà dell’Ottocento», spiega Daniela Rovina, secondo la quale «la mostra resterà aperta sino alla prossima estate, ma l’obiettivo deve essere un’esposizione permanente, dove i reperti che andranno via dal Centro per raggiungere la loro destinazione finale potranno essere sostituiti dagli altri reperti restaurati nel frattempo». D’altronde la funzione didattica della mostra ha proprio lo scopo di valorizzare l’attività del centro. «Si tratta di un lavoro di eccellenza, svolto attraverso tecniche e strumenti sofisticati – conclude la responsabile – che ci consentono di operare su qualsiasi tipo di reperto».

Secondo l’architetto Giovanni Macciocco, che ha progettato l’allestimento dell’esposizione, «che il Centro di restauro sia un’eccellenza non solo regionale o nazionale è risaputo almeno da quando è stato completato il lavoro sulle sculture di Mont’e Prama». E per valorizzare il lavoro del Centro e dei reperti esposti, Macciocco ha immaginato un modello espositivo che, pur rimanendo tale, possa essere in continua evoluzione, modificabile, ma attraverso una organizzazione degli spazi «che assuma un ruolo differente rispetto al passato, che consenta al visitatori di immergersi nella realtà circostante, come se si trattasse di un frammento di uno spazio urbano», come ha spiegato.

Attraverso questa visione, «la galleria non è più una stanza che contiene degli oggetti, ma un luogo in cui si vive un’esperienza interiore – ha aggiunto Macciocco – dove un sistema di allestimenti flessibile, che si modifica in funzione di nuove drammaturgie da raccontare, somma a quella didattica una dimensione spirituale che restituisce valore al lavoro svolto dal Centro di restauro».

Un obiettivo così complesso è raggiunto attraverso una mostra che fa abbondante ricorso alla tecnologia, dai video alle sovrimpressioni, dalla app/guida di supporto alla visita e all’approfondimento – basata sulla navigazione 3D del percorso della mostra, disponibile a breve sul sito www.centrorestaurosassari.it – alla realizzazione di isole tematiche dedicate al restauro dei metalli, delle ceramiche, del vetro, dei reperti organici e del materiale lapideo, evidenziando gli interventi conservativi effettuati o tuttora in corso su manufatti di tutte le epoche, dalla preistoria all’età moderna. Lungo il percorso trovano spazio anche importanti porzioni di affreschi e mosaici di età romana imperiale. Una sezione è infine dedicata alla storia delle tecniche del restauro e della produzione di copie da originali antichi.

L’allestimento dell’architetto Maciocco si basa sul progetto scientifico che Daniela Rovina ha elaborato con i restauratori Alba Canu, Eliana Natini e Luigi Piras e il coinvolgimento di tutto il personale. Durante tutto il periodo della mostra sono previste alcune giornate dedicate a dimostrazioni pratiche sui temi del restauro, della riproduzione dei reperti con tecniche tridimensionali e dell’archeologia sperimentale.

Finanziata nell’ambito dell’accordo quadro tra Regione Sardegna e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo attraverso il progetto comunitario Por Fesr Sardegna 2007 – 2013, la mostra sarà visitabile, con la guida del personale del centro, dalle 9.30 alle 19 di sabato 6 e domenica 7 febbraio e ogni prima domenica del mese. Durante la settimana le visite, che andranno prenotate, prevedono la possibilità di vedere i laboratori di restauro. Le scuole e tutti gli interessati potranno prenotarsi al numero +390793962000 o tramite il sito www.centrorestaurosassari.it.

La mostra “Frammenti, metodi e tecniche del restauro archeologico”
Da ds - La responsabile del Centro, Daniela Rovina, la presidente del consiglio comunale, Esmeralda Ughi, e il progettista dell'allestimento, Giovanni Macciocco, inaugurano la mostra
Una restauratrice all'opera nei laboratori di Li Punti
Il parterre della conferenza inaugurale

 

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